La politica italiana è riformabile o dobbiamo affidarci ai “Pirati”?

Non è un quesito semplice. Eppure, è sotto gli occhi di tutte e di tutti la lontananza tra il Paese reale e la classe politica (tutta), tra chi vive le difficoltà e le vessazioni quotidiane e chi vive tra i felpati velluti dei palazzi romani, coccolato da mille privilegi ed agi.
Questo è il peggior Governo che l’Italia abbia mai avuto: un intreccio perverso e intricato di affari, incapacità, lotte intestine, pulsioni piduiste, cartelli politico-affaristici e menefreghismo.
Dato ciò per acquisito, quale è l’alternativa?
Alle prossime elezioni politiche vinceremo noi, il Centro-sinistra.
Si, sembra un dato certo: ma per merito nostro o per demerito del Centro-destra che ha deluso tutte le aspettative dei propri elettori e di chi aveva offerto aperture di credito? Chi è causa, seppur non unica, della crisi e del problema, può candidarsi a risolverli?
L’attuale Centro-sinistra interpreta davvero le aspettative degli italiani e sarà in grado di governare il Paese in una fase così complicata?
Sono quasi certo che riproporremo ricette vecchie a problemi nuovi e deflagranti.
Bersani, Di Pietro e Vendola sono in grado di far virare l’Italia, dopo aver incassato una, probabile, vittoria elettorale? Ha dei dubbi perfino Massimo D’Alema che ha sentenziato “una fotografia insufficiente”. Inoltre, non sono già stati insieme al Governo, con responsabilità differenti ma con ruoli di primo piano? Quanto è durato quel Governo?
Probabilmente, prima della somma dei numeri e delle alleanze elettorali, oltre alle ricette per salvare l’Italia da crisi e speculazioni, sarebbe bene porsi la questione del rinnovo della politica, dei partiti, della classe dirigente che ha una media di 60 – 70 anni.
Coloro che contano oggi nella politica italiana, al centro, a destra e a sinistra, sono tutti appartenenti alla storia degli anni 70 e 80, fossili della politica, quarte e quinte fila dei primi anni 90.  Molti sono passati dal duro lavoro del portaborse alla poltrona di ministro o di capogruppo in Parlamento.
Quale può essere la capacità di innovazione e di comprensione dei fenomeni e delle difficoltà sociali di un signore che faceva il portaborse di Forlani o lo scendiletto di Bettino Craxi? Cosa ne può comprendere della banda larga e dell’infrastrutturazione tecnologica del Paese un settantenne che ha trascorso nel Transatlantico di Montecitorio metà della propria vita “lavorativa”?
In questo caso ha davvero ragione Beppe Grillo, quando afferma che per innovare è necessario mettere insieme le conoscenze dell’ingegnere con l’antica sapienza e buon senso della nonna.
In Italia, invece, abbiamo nonni che non intendono trasmettere ai più giovani il proprio sapere, consentendo a braccia e menti più fresche di ricostruire il Paese, ma vogliono solo farsi accompagnare dalla “poltrona” e dai correlati benefici e ruoli al crepuscolo.
“Raggiunta l’età della pensione un ottimo manager o professionista o artigiano fa il consulente per i più giovani e consegna ad altri il patrimonio di conoscenza acquisito in una vita di esperienza, di errori e di successi”, mi dice mio padre.
Invece, l’egoismo del potere in Italia, ammesso che abbia acquisito qualche conoscenza dall’esercizio del potere stesso, tiene tutto gelosamente custodito a chiave.
Svecchiare la classe politica, quindi, rischia di essere l’ingrediente numero uno della ricetta per risolvere una parte dei problemi.
Svecchiare senza trasmissioni nepotiste e di sangue, ereditarie. Renzo Bossi, con la sua aria perennemente alcolica, non è nemmeno un’unghia del padre (pre Ictus), un po come Christian De Sica fa annichilire l’arte del padre, Vittorio.
E’ un periodo in cui torna prepotentemente alla ribalta l’antipolitica e la demagogia populista. Tutti i rappresentanti della pubblica amministrazione e della politica sono additati come eremiti chiusi nei dorati palazzi del potere.
Di questa ventata iconoclasta ne fanno le spese anche politici seri e appassionati che vivono la politica come missione (probabilmente non la maggioranza), competenti e capaci amministratoti pubblici, Sindaci e Assessori che vivono con mille, duemila euro al mese.
Purtroppo, l’assenza di etica e di coerenza nell’attività di molti esponenti politici nazionali e di Governo, hanno indotto uno tsunami anti politico e di questo ne fanno le spese tutti coloro che oggi fanno politica nei partiti tradizionali.
La fiducia dei cittadini e degli elettori nei confronti della politica è a livelli bassissimi.
Ho letto della nascita, anche in Italia del Partito Pirata, formazione molto giovane che ha già mietuto straordinari consensi in Germania, in Svezia e in altre decine di Paesi (e che ha, perfino, due europarlamentari).
La filosofia sembra ispirarsi alla liberta di Internet per proiettarla nella società: libertà  dalla burocrazia, libertà dai furti legalizzati delle banche e delle Borse, libertà di trovare un lavoro, di avere assistenza se necessaria, libertà di fare impresa seriamente, libertà da lobby e cricche di potere. La ciurma pirata sembra veleggiare sulla stessa rotta proposta dal movimento di Beppe Grillo, intercettando il non voto, il voto di protesta, il voto di chi ne ha le scatole piene e le tasche vuote. Non vi è nulla di male se il non voto di protesta viene intercettato dalla (nuova) politica per farlo contare. Sempre meglio che non vi siano a tirare le reti della pesca miracolosa movimenti populisti, leghisti o peggio, neo nazisti come accaduto fino a qualche tempo fa in mezza Europa.
Interessante e curioso veder sventolare la bandiera pirata su Montecitorio.Innovatori e rivoluzionari, come gli straccioni, come i radicali negli anni 70 o i Verdi negli anni 80...
Siamo sicuri che sia solo lo scherzo di qualche buontempone?

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Domenica 23 Ottobre 2011 12:43