NUCLEARE. DENUNCIA AMBIENTALISTA: ALCUNI SITI SCELTI CON METODI EMPIRICI. PDF Stampa E-mail
UN LIBRO SVELA RETROSCENA INQUIETANTI. LA MOZIONE PER I COMUNI CONTRO IL RITORNO AL NUCLEARE (ROZZANO)
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“Se il Governo intende costruire centrali nucleari nel nostro Paese stia ben attento ai siti che sceglie. In questi giorni si parla di riattivare i vecchi siti nucleari come Montalto di Castro.
I governanti fautori del ritorno al nucleare sono a conoscenza di come fu scelto il sito per la centrale elettronucleare di Montalto di Castro?”
La domanda la pongono Stefano Apuzzo, già deputato dei Verdi e presidente di Amici della Terra Lombardia e Edgar Meyer, presidente di Gaia Onlus.
In un libro, “Foglie di Fico” di Kaos edizioni edito nel 2004, sono svelati e documentati i retroscena della scelta di Montalto.
Si legge nel volume: “Nel 1977 un alto burocrate dell’ente energetico statale incaricò la moglie “sensitiva” di un collega di effettuare una “indagine parapsicologica” per verificare l’idoneità di Montalto di Castro ad accogliere la centrale nucleare. L’incredibile documento, redatto su carta intestata dell’Ente di Stato, dimostra quale fosse lo spessore della politica energetica dell’Enel e in quali mani sia stata per molti anni la sicurezza dell’intera nazione, esposta al pericolo nucleare fino al 1987, data in cui il referendum pose la parola fine all’atomo. In realtà la “sensitiva” doveva dare un parere sulla costruzione di ben quattro centrali nucleari, tra cui quella del’Alto Lazio (…). La prima “analisi parapsicologica” della medium di Tor Vergata parlava di “necessità di spostare alcuni edifici della centrale e il reattore”. Quegli spostamenti suggeriti dalla “sensitiva” costarono all’Enel di allora circa 18 miliardi di lire”.
Sembrerebbe che i siti sui quali il Governo intende puntare per impiantare le “nuove” centrali corrispondano ai vecchi siti “congelati”. Gli ambientalisti segnalano il pericoloso pressapochismo insito nel rilancio del costosissimo nucleare, con metodi e logiche simili a quelle adottate dalla “sensitiva”.
Maggiori informazioni su: www.gaiaitalia.it e www.amicidellaterra.it

Di seguito l'Ordine del Giorno contro il ritorno al nucleare che sarà presentato al Consiglio Comunale di Rozzano (scritto dall'Ingegnere nucleare, Marco Masini) e che può servire da traccia per altri Consigli, comuali e provinciali o regionali.
ORDINE DEL GIORNO
“NO ALL’ACCORDO ITALO FRANCESE
DEL PRIMO MINISTRO BERLUSCONI SUL NUCLEARE”

Stante l'intesa - raggiunta a Villa Madama al termine del vertice italo-francese - per la collaborazione sulla tecnologia nucleare (in tutti settori della filiera, ricerca, produzione e stoccaggio ed è accompagnata da due «memorandum of understanding» tra i due gruppi elettrici Enel ed Edf), con la previsione di realizzazione di almeno quattro centrali di terza generazione nel territorio italiano

Poiché il documento definisce le linee direttrici per lo sviluppo in Italia della tecnologia Epr, ovvero quella del reattore di terza generazione che ricalca il modello francese.

Visto che è intenzione di Enel entrare con una quota del 12,5% nel progetto per la costruzione di un secondo reattore nucleare in Francia a tecnologia Epr.

SI SEGNALA CHE

Occorre verificare preventivamente la compatibilità dei siti candidati a ospitare centrali nucleari in Italia con i criteri della estraneità rispetto alle aree densamente popolate, del rischio sismico e dei rischi alluvionale e franoso.

La valutazione delle capacità di approvvigionamento del materiale fissile atto ad alimentare le centrali nucleari, mostra che l'Italia non dispone di tale materiale, e che i giacimenti principali si trovano in Australia, Russia, Canada. Al momento, le circa 438 centrali esistenti nel mondo utilizzano approssimativamente 65000 tonnellate di uranio all'anno mentre la produzione minerale è di circa 40000 tonnellate. La differenza viene fornita con materiale fissile precedentemente stoccato, in gran parte derivante dallo smantellamento di vecchie testate nucleari sovietiche. L’analisi del Energy Watch Group indica che non sarà possibile soddisfare la domanda di uranio con risorse minerali negli anni a venire; si prevede un serio problema di carenza di risorse di uranio minerali nei prossimi anni, specialmente se si aumenterà il numero delle centrali nucleari. In altre parole, centrali nucleari la cui costruzione e allestimento iniziasse oggi, sarebbero a rischio di trovarsi senza combustibile al momento del loro completamento

A fronte della specifica richiesta di valutazione della economicità della produzione elettronucleare, e conseguentemente dei benefici per gli utenti e il sistema-Paese, si osserva che il costo di generazione elettronucleare è attualmente comparabile con quello degli impianti alimentati a gas naturale e alcuni tipi di biomasse, nonché degli impianti eolici, e superiore a quello dell'idroelettrico, come dimostrano i dati a livello Europeo. Si può affermare, in particolare, che il costo del nucleare è molto superiore alle alternative esistenti, se si considerano i costi esterni di tipo strategico, ovvero quelli necessari alla difesa delle centrali da attacchi militari o terroristici. Si osserva altresì, in particolare in base all'esperienza francese, che l'installazione anche di una elevata capacità di generazione elettronucleare non appare risolutiva per l'indipendenza energetica del Paese: la Francia consuma più petrolio dell'Italia ed è comunque costretta a utilizzare gas naturale, a causa della rigidità del sistema produttivo di energia elettrica basato sull'uranio. Infine, il costo del materiale fissile ha mostrato una tendenza al rapido aumento negli ultimi anni. Questo problema è correlato a quello della scarsità di uranio, sopra menzionata. Il costo del combustibile fissile è tuttora un fattore secondario rispetto al costo totale dell'energia nucleare. E' tuttavia impossibile prevedere i prezzi dell'uranio sulle scale almeno decennali che sono necessarie per la costruzione di nuove centrali. Pertanto, non si può escludere che gli aumenti dei prezzi rendano non competitive le nuove centrali nucleari prima del loro completamento.

La posizione del governo italiano sulla questione della gestione delle scorie nucleari è stata e continua ad essere piuttosto confusa e contradditoria. Il Governo aveva inizialmente individuato nello stoccaggio a secco presso gli impianti esistenti la soluzione intermedia al problema, in attesa dell'individuazione di un sito di stoccaggio in Italia. La Sogin - società a capitale pubblico presieduta da un generale che ha l'esclusiva gestione di tutto il nucleare italiano - aveva già ordinato alla ditta tedesca GNB GbH un certo numero di contenitori (casks) per il contenimento del combustibile irraggiato ancora non trattato. Il decreto Marzano del 2 dicembre 2004, al quale ha fatto seguito l'ordinanza del Commissario Carlo Jean del 16 dicembre 2004, ha però cambiato le carte in tavola e ha deciso l'esportazione totale e definitiva delle 235 tonnellate di combustibile irraggiato ancora stoccato negli impianti nucleari di Trino Vercellese, Saluggia e Caorso (cioè il 99% della radioattività esistente presso gli impianti nucleari dimessi), con destinazione Sellafield (Inghilterra) o La Hague (Francia). Dopo le varie pratiche di autorizzazione, il primo carico doveva partire all'inizio del 2006ma non è stato effettuato. Stiamo parlando quindi di 70-80 trasporti eccezionali di combustibile irraggiato dall'Italia, in un arco temporale di soli 24 mesi. Né il decreto, né l'ordinanza fornivano dettagli sull'organizzazione delle spedizioni, sulle misure di sicurezza, sui piani di informazione e protezione della cittadinanza e dell'ambiente. Dopo le operazioni riprocessamento, i rifiuti dovrebbero rientrare in Italia, entro circa 20 anni. O potrebbero anche non tornare più. Questa ipotesi caricherebbe altre popolazioni di un fardello pericoloso, considerando che nel mondo esiste un solo sito geologico per lo smaltimento finale delle scorie nucleari, negli Stati Uniti, mentre paesi come Francia e Gran Bretagna sono ancora in fase di studio e sperimentazione. Il 9 gennaio 2005 è scaduto il termine previsto dal cosiddetto decreto Scanzano (successivamente convertito nella legge n. 368 del 24/12/03) per l'individuazione del sito unico nazionale di deposito. Nulla si è saputo ufficialmente: la legge è stata disattesa.

PER TUTTO QUANTO SOPRA

Il Consiglio Comunale di Rozzano bolla come improvvida la sigla dell’accordo di Villa Madama firmato dal Presidente del Consiglio, in quanto:

- impegna il Paese senza un preventivo dibattito sulle decisioni relative al mix energetico, in particolare su una scelta, quella nucleare, che nel 1986 un referendum popolare ha rigettato. Solo una nuova e adeguata legge, frutto di un esteso confronto scientifico e sociale possono portare a rivedere una decisione che, come spesso accade, la gestione politica delle vicende rende improbabile e soggetta alle convenienze elettoralistiche del caso.
- Risulta chiaro che la Francia punta sui fondi pubblici italiani per sostenere la propria industria nucleare. Infatti, lo sviluppo dell’impianto di Olkiluoto in Finlandia ha mostrato che i privati, da soli, non possono gestire nei tempi e nei costi promessi, lo sviluppo della tecnologia derivante dalla cosidetta “terza generazione” (l'attuale nucleare non è competitivo nei paesi occidentali ed è necessario potenziare la ricerca su quello di quarta generazione che diminuisce i rischi, la produzione di scorie, rompe la catena della proliferazione nucleare).
- Il governo sta perdendo tempo e occasioni per rilanciare il settore delle energie rinnovabili e del risparmio energetico
- Berlusconi firma gli accordi senza che il Parlamento abbia ancora approvato le leggi di riferimento. Il collegato alla Finanziaria prevede la nascita dell'Agenzia per la Sicurezza nucleare e una serie di interventi per favorire la realizzazione di nuovi impianti, ma è ancora in discussione al Senato.
- questa anticipazione appare uno spot propagandistico, che prevede però una spesa fra i 6 e i 7 miliardi di euro e la probabile attivazione della prima centrale nel 2020 senza aver risolto preventivamente i problemi di stoccaggio delle scorie
- non si affronta seriamente la questione delle fonti energetiche, prodromo alla scelta della tecnologia
- la scelta nucleare non conviene per i tempi, stante gli impegni internazionali ai quali risulta soggetto il nostro paese, che prevedono pesanti sanzioni economiche per il mancato rispetto, in particolare, del protocollo “20-20-20”
- a pagare, in tutti i sensi, saranno i cittadini-contribuenti.